Biotecnologie Agro-Alimentari

Quale bio per l’agricoltura di domani?

Riceviamo e pubblichiamo il contributo del dottore agronomo Luca Masotto circa la sicurezza alimentare e il possibile ruolo delle biotecnologie.

Nel presente contributo “sicurezza alimentare” deve essere intesa come “food security” e non come “food safety” (“salubrità alimentare”).

Aumentare la torta… e fare più fette

Il Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della societàdi Thomas Robert Malthus, pubblicato nel 1798, è una delle pietre miliari dell’economia dello sviluppo. In esso il filosofo-economista affermò che l’aumento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre più marginali. Sulla base dei propri studi, egli concluse che tale fenomeno avrebbe portato all’arresto dello sviluppo economico dal momento che la popolazione sarebbe cresciuta in progressione geometrica, mentre la disponibilità di alimenti sarebbe aumentata solo in progressione aritmetica. Sinora la profezia non si è avverata.

Vero è che nei due secoli successivi alla pubblicazione del saggio vi furono fenomeni che contribuirono al controllo della popolazione – ad esempio epidemie e guerre – ma soprattutto vi furono innovazioni che permisero di incrementare la produttività agricola. Per restare nella Gran Bretagna malthusiana, è sufficiente ricordare la serie di Enclosures acts che favorirono la recinzione dei terreni comuni e quindi l’intensificazione degli investimenti sul fattore produttivo terra. Il risultato fu l’inizio dell’evoluzione agricola che vide il suo culmine nella “rivoluzione verde” degli anni 1960-1990.

Nonostante i progressi tecnici, ancora oggi, secondo i dati Fao, nel mondo vi sono circa 600 milioni di persone che soffrono di fame cronica e altrettante risultano sottonutrite.

Le sfide alimentari rimangono quindi immutate: garantire cibo a sufficienza a una popolazione mondiale crescente che, secondo le proiezioni Onu, potrebbe arrivare nel 2100 a circa 10 miliardi di persone.

Le variabili in gioco

I paragrafi seguenti compendiano alcune delle principali variabili che entrano in gioco nella sicurezza alimentare.

Accessibilità al cibo

Oggi la quantità di cibo prodotta è sufficiente per l’intero pianeta. È tuttavia indubbio che vi sono fasce sociali particolarmente deboli che non hanno accesso al cibo a causa dei prezzi relativamente elevati. Amartya Sen fu uno dei primi studiosi a dimostrare che le carestie – e con esse la malnutrizione – sono da imputare più a problemi politici e reddituali che produttivi. Ad esempio, nonostante la terribile carestia che colpì l’Etiopia nel 1973, il Paese africano rimase un esportatore netto di alimenti. In altri termini, la popolazione etiope non poté più permettersi di acquistare il cibo che – complici le deficienze politiche e l’incapacità dei mercati di trasmettere correttamente e velocemente le informazioni – venne esportato verso Paesi più danarosi.

Spreco di alimenti

Una frazione considerevole delle derrate alimentari prodotte sono sprecate lungo la filiera. In particolare, nei Paesi a economia avanzata lo spreco di alimenti – pari a circa il 30-40% della produzione – è riconducibile prevalentemente alla porzione terminale della filiera ossia a livello di consumo. La medesima percentuale di spreco caratterizza anche i Paesi meno sviluppati, nei quali, tuttavia, i problemi sono registrati a monte del consumo, ovvero nel corso della conservazione post-raccolta.

Il cambiamento climatico

Il numero di disastri naturali registrato nel corso dell’ultimo secolo ha mostrato un trend crescente. A questo proposito si consiglia di visitare il sito dell’International disaster database dell’Università cattolica di Lovanio (www.emdat.be).

D’altra parte la cronaca supporta questi dati. A cavallo tra il 2011 e il 2012 la siccità ha colpito l’America del Sud, soprattutto Argentina, Brasile e Paraguay: l’assenza di precipitazioni ha portato a forti riduzioni nella produzione di soia e mais, con conseguenze anche sull’allevamento. Analogamente, all’inizio del 2012 l’Ucraina – tra i principali fornitori mondiali di cereali – ha annunciato che il raccolto di grano scenderà di circa il 46%.

La mano (in)visibile della finanza

La letteratura è discorde circa l’influenza della finanza sui recenti picchi dei prezzi delle commodities ovvero degli alimenti di base quali i cereali. Tralasciando i contratti più complessi – basati su modelli matematici estremamente raffinati – è interessante porre l’attenzione sui contratti future. In un contratto future due operatori si accordano per l’acquisto o la vendita di un’attività (definita “sottostante”), a una certa data futura, per un certo prezzo. Il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo di rimborso concordato nel contratto e il prezzo di mercato del sottostante che si sarà verificato allo scadere del contratto. Di fatto, il contratto future non è quindi in grado di modificare il prezzo di una categoria alimentare, ma semplicemente rispecchia l’andamento delle oscillazioni dei prezzi che si registrano nelle borse merci. È in questa sede, infatti, che possono verificarsi atti speculativi come quello che vide coinvolto il gruppo Ferruzzi nel 1989.

Diverso è il caso in cui i derivati non siano basati su un sottostante fisico. In tale evenienza si entra nella speculazione pura, nella finanza fine a se stessa e, inoltre, si ostacola il compito di verifica delle autorità.

Quali direzioni prendere?

In Europa le previsioni al 2020 della Direzione generale agricoltura della Commissione europea affermano che i cereali, nel complesso, saranno caratterizzati da condizioni di mercato rigide, scarse riserve, prezzi sopra la media e bassa crescita della produzione (+0,5% all’anno). Non si tratta di una visione confortante. Tuttavia, è da rilevare che la “vecchia” Europa è solo uno dei protagonisti del mercato agroalimentare futuro. Il baricentro degli scambi di prodotti agricoli si sta sempre più spostando dall’asse nord-sud a quello sud-sud, ossia verso i Paesi emergenti. È la prova che il tema della sicurezza alimentare deve essere affrontato in un’ottica globale.

Si segnalano alcune possibili soluzioni bio, complementari e non antagoniste tra loro.

Il ruolo delle biotecnologie agrarie

La produzione futura di alimenti dovrà fronteggiare una costante diminuzione dei mezzi chimici di difesa fitopatologica a causa delle numerose sostanze attive messe “fuori legge”. I principi attivi utilizzabili in agricoltura sono infatti sottoposti a un’attività di verifica costante (cosiddetta revisione) a causa della quale vengono messe al bando sempre più molecole. L’assenza di mezzi di difesa esterni (ovvero apportati dall’uomo nel corso delle coltivazioni) potrebbe essere compensata dalla comparsa di alternative biotecnologiche.

D’altra parte, la ricerca in campo biotecnologico è importante per raggiungere incrementi di produttività soprattutto nelle aree dove gli eventi climatici avversi si verificano con intensità maggiore. La stabilizzazione delle produzioni attenuerebbe lo stress sulle scorte e la fluttuazione dei prezzi delle commodities, riducendo automaticamente la possibilità che gli individui più vulnerabili passino dalla condizione di povertà alla condizione di fame o sottonutrizione.

Il ruolo svolto dall’informazione è e sarà fondamentale: occorre evitare di cristallizzare il dibattito sulle biotecnologie su un aprioristico schieramento di favorevoli e contrari (vedi anche l’articolo: Ogm, dalla teoria alla pratica).

A tale proposito è da registrare che nel dossier della Presidenza danese (la Danimarca attualmente coordina i lavori del Consiglio dell’Unione europea e sta predisponendo una nuova versione della proposta di Regolamento UE in materia di organismi geneticamente modificati) è stato eliminato il termine “bando” a favore di una dicitura più aperta. Ora, infatti, si parla di limitare la coltivazione (restrict nel testo inglese), non di proibirla.

La biodiversità

Se si considera che sono sufficienti 30 specie vegetali – tra le 7.000 coltivate – per soddisfare il 90% del fabbisogno calorico mondiale, conservare la biodiversità sembrerebbe uno spreco di energie. Eppure la conservazione della biodiversità non è un esercizio spirituale degli amanti della natura: il mantenimento dell’attuale variabilità di germoplasma è di importanza capitale. La diversità genetica costituisce, infatti, un bacino dove attingere per ricercare specie/varietà/geni adatti alle sfide ambientali e alimentari che si prospettano per il futuro.

La conservazione del germoplasma deve potere contare su numerose e diversificate – dal punto di vista geografico e gestionale – collezioni sia ex situ (all’interno delle cosiddette “banche del seme”) sia in situ (ossia nei campi collezione, necessari per il rinnovo periodico del materiale genetico collezionato).

L’agricoltura biologica

Nell’immediato l’agricoltura biologica non può essere la soluzione al problema della sicurezza alimentare dal momento che si prefigge di produrre derrate agricole senza utilizzare prodotti di sintesi (quali fertilizzanti e agrofarmaci) con la conseguenza di una riduzione delle rese unitarie. È opportuno notare che non si tratta di una certificazione di prodotto ma di processo (si dovrebbe parlare di “prodotti da agricoltura biologica” e non di ”prodotti biologici”), pertanto l’agricoltura biologica non escluderebbe l’impiego di semente geneticamente modificata. Di fatto, però, lo fa.

Tuttavia, l’importanza dell’agricoltura biologica nella lotta all’insicurezza alimentare è indiretta ma importante: permette la realizzazione di coltivazioni di nicchia (sebbene molto ampia) dove i prezzi spuntati dagli agricoltori sono auspicabilmente migliori. In altri termini, le produzioni biologiche contribuiscono a mantenere il know-how, la capacità produttiva, la vitalità delle zone rurali. Tutti fattori di grande importanza nella sicurezza alimentare di lungo periodo.

Quale bio scegliere?

La sicurezza alimentare è un problema complesso, sono molti i fattori che possono influenzare la disponibilità e l’accessibilità degli alimenti. La prima mossa da fare per comprendere, affrontare e risolvere il problema della sicurezza alimentare globale è evitare di procedere alla reductio ad unum. Bisogna cioè resistere alla tentazione di individuare un’unica causa, un capro espiatorio.

Analogamente bisogna evitare di credere che la soluzione risieda esclusivamente in un’unica ricetta.

È opportuno, invece, concentrarsi sulla costruzione di sinergie pubblico-privato e rilanciare la ricerca in agricoltura, senza pregiudizi o preclusioni, in modo da individuare le soluzioni più adatte al singolo contesto socioeconomico.

Sono state proposte tre soluzioni bio: ai produttori e ai consumatori la parola finale.


La responsabilità di quanto espresso è esclusivamente in capo all’Autore.

Per approfondire

Per approfondire ulteriori aspetti sul tema sicurezza alimentare si rimanda all’articolo Masotto L., “Sicurezza alimentare tra agricoltura e finanza. La trappola malthusiana è un monito da considerare. Salvo smentirlo attraverso politiche mirate e trasferimento tecnologico”, Intersezioni, n.10, 1 febbraio 2012, scaricabile al seguente link:

http://www.intersezioni.eu/?objselected=120&scheda=view_articolo

L’autore

Luca Masotto (www.lucamasotto.it), dottore agronomo laureato in Scienze agrarie tropicali e subtropicali, svolge la libera professione nel campo del verde urbano e della consulenza tecnico-agronomica ed estimativa. Nel corso degli studi accademici si è occupato dell’analisi di fattibilità socioeconomica di un progetto di sicurezza alimentare nei distretti di Shashogo e Alaba in Etiopia.

Luca Masotto

About Luca Masotto

Luca Masotto www.lucamasotto.it dottore agronomo laureato in Scienze agrarie tropicali e subtropicali, svolge la libera professione nel campo della consulenza tecnico-agronomico-estimativa e della progettazione del verde e del paesaggio. Ha tenuto seminari di approfondimento riguardanti il ruolo dell’agricoltura nello sviluppo economico all’interno del corso di Economia e politica agraria presso l’Università degli Studi di Milano.

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