Biotecnologie Agro-Alimentari

Ogm e prodotti tipici: settori inconciliabili?

DoglianiUn recente commento a un precedente articolo fornisce lo spunto per una breve discussione sul tema: ogm utili, inutili o dannosi all’agricoltura italiana?

La riduzione dell’agricoltura italiana a un insieme di specialità alimentari diffuse e riconosciute in tutto il mondo costituisce una semplificazione eccessiva del settore primario nazionale.

L’agricoltura italiana è molto diversificata ed è in grado di offrire sia prodotti a denominazione sia prodotti indifferenziati (le cosiddette commodity). Riguardo questi ultimi, tuttavia, i nostri agricoltori risentono grandemente della concorrenza dei colleghi che operano in Paesi caratterizzati da caratteristiche geomorfologiche e/o agroclimatiche più favorevoli. Per esempio, aziende canadesi o argentine che dispongono di appezzamenti di grandi dimensioni e facilmente meccanizzabili vedono semplificate le operazioni colturali e, conseguentemente, sostengono costi colturali inferiori. Inoltre, la possibilità di usare semente ogm permette loro di coltivare varietà meno soggette alle avversità biotiche e abiotiche. Pertanto, sebbene in modo indiretto, gli agricoltori canadesi e argentini vedono crescere la produzione per unità di superficie. Il tutto si ripercuote sui prezzi, decisamente più competitivi rispetto a quelli italiani.

Negli ultimi anni, a causa delle frequenti crisi alimentari, questo ragionamento è stato in parte ridimensionato dal momento che il prezzo delle commodity italiane è quasi allineato a quello internazionale in quanto quest’ultimo è stato protagonista di vertiginosi rialzi. Si tratta di prodotti di base come mais e soia, fondamentali anche per la nutrizione animale. A titolo esemplificativo, per quanto riguarda la soia, il nostro Paese soffre un grado di autoapprovvigionamento particolarmente basso ed è costretto a importare buona parte della quantità necessaria a soddisfare le esigenze delle aziende zootecniche italiane.

Quale strada intraprendere, OGM o biologico

Sembra che Niels Bohr abbia detto “Fare previsioni è difficile. Soprattutto se riguardano il futuro”. Non aveva tutti i torti. Di certo, tuttavia, è più facile fare previsioni se si ha la consapevolezza delle tendenze di fondo che potrebbero modificare gli stili di consumo e di produzione nei prossimi decenni. Sapere che in futuro la disponibilità di alimenti non sarà tanto elevata quanto nel presente e nel recente passato – e che sempre più numerosi ed esigenti consumatori si stanno sedendo al desco dell’alimentazione mondiale – ci deve mettere in guardia dal credere che la sicurezza alimentare (intesa come approvvigionamento) sia un dato di fatto, un obiettivo da dare per scontato.

Cosa fare, quindi? Abbandonare il settore dei prodotti agricoli di base e rimanere in balia dei mercati internazionali? Correre il rischio di dovere pagare prezzi sempre più alti per alimentare il bestiame (da cui, non bisogna dimenticarlo, si ottengono anche i prodotti più pregiati)? Oppure cercare di reagire e raggiungere livelli di produttività maggiori, capaci di garantire un migliore livello di approvvigionamento alla filiera agroalimentare italiana?

Credo sia opportuno che l’agricoltura italiana non si chiuda a riccio ma piuttosto mantenga un insieme di conoscenze e competenze tali da soddisfare, almeno in parte, le necessità nazionali. Fare esclusivo affidamento alle importazioni ci relegherebbe in una condizione di subalternità e indebolirebbe l’intero settore primario. Non solo; l’abbandono delle campagne porterebbe alla banalizzazione del paesaggio con ripercussioni sul turismo, altro settore economico sul quale l’Italia dovrebbe puntare molto.

In estrema sintesi, nel lungo termine, non è auspicabile ridurre l’agricoltura italiana al prosciutto di San Daniele, al parmigiano reggiano e al caciocavallo silano. Anche perché, come si alimentano questi animali? Con le commodity o con le Dop?

L’aspetto veramente importante è consentire agli agricoltori di scegliere i mezzi produttivi senza preclusioni di sorta. Saranno eventualmente i consumatori, auspicabilmente bene informati, a scegliere se acquistare prodotti contenenti o derivati da ogm oppure no.

Per approfondire

Per i lettori che volessero approfondire consiglio alcuni miei articoli scaricabili cliccando sui seguenti collegamenti:

http://www.intersezioni.eu/?objselected=310&scheda=view_articolo

http://www.intersezioni.eu/index.php?objselected=189&scheda=view_articolo

http://www.intersezioni.eu/index.php?objselected=120&scheda=view_articolo

Luca Masotto

About Luca Masotto

Luca Masotto www.lucamasotto.it dottore agronomo laureato in Scienze agrarie tropicali e subtropicali, svolge la libera professione nel campo della consulenza tecnico-agronomico-estimativa e della progettazione del verde e del paesaggio. Ha tenuto seminari di approfondimento riguardanti il ruolo dell’agricoltura nello sviluppo economico all’interno del corso di Economia e politica agraria presso l’Università degli Studi di Milano.

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