Biotecnologie Agro-Alimentari

GLI OGM UN MONDO DA SCOPRIRE: INTERVISTA A..

Il panorama scientifico ha sempre avuto un occhio di riguardo parlando di piante geneticamente modificate e i non addetti ai lavori percepiscono sempre e comunque l’utilizzo di queste piante in modo negativo. A tal proposito abbiamo fatto quattro chiacchere con due ricercatori , il Prof. Alessandro Vitale e la dott.ssa Monica Mattana, che da anni si occupano di studiare le piante geneticamente modificate presso il dipartimento di Biologia e Biotecnologia Agraria  del CNR di Milano.

1) Quali sono i vantaggi nell’intraprendere studi di piante geneticamente modificate?

La maggior parte delle piante geneticamente modificate (GM) esistenti nel mondo non uscirà mai dai laboratori di ricerca, perché sono state prodotte per capire come funzionano le piante. Le piante GM hanno dato un formidabile impulso all’aumento delle nostre conoscenze sulla biologia delle piante: la sovraespressione e la sottoespressione di geni ci hanno permesso di stabilire relazioni fra geni e funzioni impossibili da comprendere in altro modo. La modificazione delle sequenze codificanti (ingegneria proteica) ci ha permesso di stabilire il ruolo di domini proteici (n.d.r. parti di proteine), brevi sequenze aminoacidiche o singoli aminoacidi nella funzione di specifiche proteine.

Il secondo gruppo di piante GM comprende le piante prodotte per rispondere ad un’esigenza agricola (es. resistenza a parassiti), nutrizionale (es. miglioramento del contenuto di una particolare sostanza nutritiva in una pianta alimentare) o industriale  (es. utilizzo di piante per la produzione di farmaci ricombinanti). Questo gruppo di piante GM comprende sia piante già in coltivazione che non ancora approvate per la coltivazione. Le prime si sono per ora dimostrate utili per aumentare la produttività agricola e gli introiti degli agricoltori poveri e diminuire l’utilizzo di pesticidi e diserbanti (la FAO ha pubblicato nel 2004 uno studio molto esaustivo al riguardo)

 Le piante del secondo gruppo non ancora approvate costituscono la cosiddetta “seconda generazione” di piante GM, che avranno nuove caratteristiche, soprattutto  di resistenza dei raccolti a stress (siccità, allagamenti ecc.) e miglioramento del valore nutrizionale (vitamine, proteine, antiossidanti ecc.).

2) Qual’è il problema nel coltivare insieme piante OGM e non OGM?

Dal punto di vista della salvaguardia dell’ambiente e della sicurezza degli alimenti non è stato rilevato alcun problema. I problemi sono culturali/ideologici. Chi pratica l’agricoltura cosiddetta biologica non accetta alcun livello di “contaminazione” dei propri prodotti e, poiché rifiuta le piante GM, non accetta che nella stessa zona siano coltivate. Il concetto di “tolleranza zero” riguardo la contaminazione del suolo o delle sementi è però impraticabile in un pianeta affollato, e infatti non è applicato nella realtà. In effetti, per qualunque prodotto agricolo si  accetta una percentuale di contaminazione: una varietà di un certo raccolto è considerata pura se la contaminazione da altre varietà è inferiore di una certa percentuale, non se è completamente assente, poiché l’assenza assoluta è impossibile.

3) Quali sono le problematiche dell’immissione in commercio di OGM?

Le piante GM devono superare test molto complicati ed enormemente costosi prima di essere approvate per la coltivazione. Sono in pratica considerate simili a farmaci. Questi costi possono essere sostenuti solo da grandi organizzazioni governative o grandi industrie. Questo limita moltissimo le possibilità competitive di piccole e medie imprese. In secondo luogo, la grande distribuzione si è finora dimostrata molto poco disposta a commercializzare prodotti GM, per motivi ideologici. Questo crea non pochi problemi ai produttori di GM, soprattutto al di fuori dagli USA, e senz’altro limita la libertà di scelta dei cittadini.

4) Quali sono , se esistono prove scientifiche a vostra conoscenza che accertino la nocività degli OGM per la salute umana?

A tutt’oggi, non esiste nessun dato scientifico a sostegno dell’ipotesi che le piante GM possano essere nocive “in quanto tali”. Il giusto atteggiamento è considerare le diverse piante GM individualmente. OGM differenti contengono geni differenti inseriti in modi differenti. Questo significa che i singoli alimenti transgenici e la loro sicurezza dovrebbero essere valutati caso per caso e che è impossibile fare affermazioni assolute sulla sicurezza di tutti gli alimenti transgenici. D’altronde, è impossibile fare affermazioni assolute sulla sicurezza di QUALUNQUE ALIMENTO. Gli alimenti transgenici presenti sul mercato internazionale hanno passato i test di rischio e dunque non è probabile che rappresentino rischi per la salute umana. Inoltre, non è stato dimostrato nessun effetto sulla salute umana risultante dal consumo di tali alimenti da parte della popolazione generale nei paesi dove essi sono stati approvati. Vi sono centinaia di migliaia di geni che possono essere utilizzati per produrre piante GM. Ognuno conferirà caratteristiche specifiche , che devono essere determinate caso per caso. Ovviamente le piante la cui coltivazione è stata approvata hanno superato tutti i test attuali di non nocività. Ci possono essere danni futuri dovuti a cause ora sconosciute? La risposta è sì, per il semplice fatto che ciò che è sconosciuto è, per definizione, ignoto. Ma si possono fare calcoli di probabilità e di rapporto danno ipotetico/beneficio certo ed è su questi dati che bisogna ragionare. Il “principio di precauzione” (non faccio un’azione finché non sono assolutamente sicuro che non sia nociva), non è applicato a quasi nessuna attività umana, perché bloccherebbe qualunque iniziativa: l’assoluta certezza dell’assenza di pericolo non esiste. E’ però molto rimarchevole il fatto che dopo più di quindici anni dall’entrata in commercio, non si è verificato un solo caso di intossicazione (nemmeno un semplice mal di pancia) dovuto ad alimenti GM. E’ difficile pensare ad un’altra tecnologia che abbia causato meno danni delle piante GM sin dai primi anni della sua adozione- E’ ovvio che quella in produzione è la prima generazione di piante GM; le prossime saranno ancora meglio, così come è successo per qualunque innovazione tecnologica – pensiamo alle automobili, gli aeroplani, i vaccini.

Al termine di questa interessante intervista lascio a voi lettori la facoltà di estrarre le informazioni necessarie per potersi fare una opinione oggettiva sull’utilizzo degli OGM.

Elisabetta Fumagalli

About Elisabetta Fumagalli

Elisabetta Fumagalli, laureata presso l’università di Milano Bicocca in biotecnologie industriali nell’Aprile del 2007, con la Passione per le strutture chimiche, collabora per circa due anni con il CNR, laboratorio di NMR e di Biologia e Biotecnologie Agraria su un progetto inerente analisi dei metaboliti prodotti da piante transgeniche e su matrici alimentari mediante Risonanza Magnetica Nucleare. Attualmente lavora presso una multinazionale farmaceutica in cui si occupa di Quality Assurance Compliance. Scarica il Curriculum

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One Comment

  1. VORREI RISPONDERE AL PUNTO 2
    Vorrei ricordare agli autori del presente, che nonostante non ci siano problemi di sicurezza degli alimenti accertati, ve ne sono invece nei riguardi della salvaguardia dell’ambiente e, vorrei aggiungere, anche del diritto.

    Negli ultimi dieci anni si è assistito a un ridimensionamento del concetto di specie vegetale, soprattutto per le “entità tassonomiche” polipoidi (solo per non chiamarle specie) di cui l’agricoltura spesso fa largo uso.

    Secondo diversi autori (Rieseberg e Brouillet, 1994; Wiley, 1978; Soltis et al., 2003; Wendel, 2000; Hayasaki et al., 2000; Rines et al, 2006), nel caso di genomi poliploidi con notevole affinità interspecifica, non sempre si può fare una marcata distinzione tra le specie. In questi casi si dovrebbe infatti parlare piuttosto di un pool genico esteso e condiviso, le cui diverse combinazioni, non opportunamente sempre interfertili, danno origine alle diverse specie. In particolare Wendel (2000) sofferma l’attenzione sul pool genico Triticum-Aegilops, ma non esclude una natura similare per altri generi (Gossypium, Brassica, Nicotiana, Tragopogon). Anche nei riguardi del genere Avena, Ladizinsky (1995, 1998) rileva una certa frequenza di ibridi interspecifici fertili.

    Queste condizioni fanno si che una specie poliploide coltivata, anche se GM, possa facilmente (e sottolineo facilmente) trasmettere parte del proprio menoma a specie affini dando prole fertile, a dispetto dello stesso concetto di specie vegetale tenuto fin oggi dalla comunità scientifica. Il che significa che geni o operoni GM possono essere veicolati fuori dall’agro-ecosistema ed essere inclusi nell’ecosistema, così causando un primario inquinamento genetico che potrebbe confluire in una erosione genetica (riferita a interi genomi) se questi geni conferiscono particolari caratteristiche di resistenza alle attuali condizioni di vita della data specie (o meglio combinazione di geni) nel dato ambiente. In tal modo si andrebbe incontro a una perdita di alleli i quali potrebbero risultare favorevoli nel caso di condizioni ambientali cangianti.

    Inoltre va considerato che l’inquinamento diretto da geni GM nei confronti di specie identiche non GM ha già generato negli USA problemi legati alle royalties e pagamento di sanzioni da parte di coltivatori che non hanno coltivato specie GM ma che hanno avuto i propri campi inquinati da coltivazioni GM limitrofe. Tutto ciò contro ogni stato di libera scelta della coltivazione e con un danno nei confronti della filiera che da questa discende.

    È vero che esistono numerosi problemi culturali/ideologici, dettati spesso dall’ignoranza. Ma non per questo devono essere omessi importanti (e irreversibili, purtroppo) effetti come quelli succitati a discapito della libertà di infomarzione e formazione della pubblica coscienza.

    Vorrei inoltre richiamare quanto accennato in principio nell’intervento nei riguardi delle accertate ripercussioni sulla salute umana e animale: al momento, causa la giovinezza delle piante GM, non vi sono effetti accertati se non qualche allergia di poco conto, tuttavia nemmeno in questo caso si possono escludere effetti cronici analogamente a quanto avvenuto con altre scoperte/invenzioni (es Special K, DDT, etc)

    A presto.
    Sergio Saia.

    Hayasaki M., Morikawa T., Tarumoto I., 2000. Intergenomic translocations of polyploid oats (genus Avena) revealed by genomic in situ hybridization. Genes Genet. Syst. Vol. 75 167-171.
    Ladizinsky, G., 1995. Domestication via hybridization of the wild tetraploid oats Avena magna and A. murphyi. Theor. Appl. Genet. 91: 639–646.
    Ladizinsky, G., 1998. A new species of Avena from Sicily, possibly the tetraploid progenitor of hexaploid oats. Genet. Resour. Crop Evol. 45: 263–269.
    Rieseberg L.H., Brouillet L., 1994. Are Many Plant Species Paraphyletic? Taxon, Vol. 43, No. 1, pp. 21-32
    Rines H.W., S.J. Molnar, N.A. Tinker, R.L. Phillips, 2006. Oat. In: Kole, C. (ed.). Genome Mapping and Molecular Breeding in Plants: Cereals and Millets Vol. 1. Springer, Inc., NY, USA. pp. 211-242.
    Soltis D.E., P.S. Soltis, J.A. Tate. 2003. Advances in the study of polyploidy since Plant speciation. New Phytologist 161: 173–191.
    Wendel F.A., 2000. Genome evolution in polyploids. Plant Molecular Biology 42: 225–249.
    Wiley E.O., 1978. The Evolutionary Species Concept Reconsidered. Systematic Zoology, Vol. 27, No. 1 pp. 17-26.

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