Biotecnologie Farmaceutiche

Alzheimer: La malattia oscura

Auguste D, un paziente di Alois Alzheimer, era un donna di 51 anni con una lunga storia di perdita delle capacità cognitive, allucinazioni auditive, afasia e decadimento delle capacità di relazione. Dopo la sua morte, 8 aprile 1906, il dott. Alzheimer incoraggiato dal padre della moderna psichiatria, Emil Kraepelin, identificò nel suo cervello placche amiloidi, neurofibrille aggrovigliate e arteriosclerosi. Alzheimer riportò le scoperte ad una conferenza a Tübingen Il 3 Novembre 1906. Le osservazioni fatte erano insolite soprattutto su una paziente così giovane, ma Alzheimer non dichiarò mai di avere scoperto una nuova malattia.

Il tutto fu dimenticato per quasi un secolo fino a quando gli studi non furono riscoperti da Konrad Maurer alla Università di Monaco. Questo diede vita ad una delle più celebri pubblicazioni degli ultimi anni (Maurer et.all, The Lancet 1996), la quale includeva una foto di Auguste D e le osservazioni fatte da Alois Alzheimer. Uno dei più recenti studi  stima che 24 milioni di persone siano affette da Alzheimer oggi e che questo numero sia destinato ad aumentare a 42 milioni nel 2020 e a 81 milioni nel 2040.

1A livello fisiologico la malattia causa neurodegenerazione, deposito extracellulare di amiloidi, sia in placche che in depositi diffusi, oltre a depositi nel sistema vascolare del cervello. Il principale componente degli amiloidi è il peptide Aβ, di dimensioni di circa 4 KDa, prodotto da una serie di tagli proteolitici della proteina precursore APP.

Il gene di APP è localizzato sul cromosoma 21 e codifica per una glicoproteina contenete un dominio transmembrana, un lungo dominio extacellulare N-terminale e una corta coda citoplasmatica  C-tereminale.

Ma come il peptide Aβ riesce a causare la morte delle celebrali e neurodegenerazione? Esistono diverse teorie in proposito:

  • 1. La over-produzione del peptide Aβ causa la formazione di pori all’interno delle membrane cellulari causando la rottura degli equilibri cellulari e quindi la morte.
  • 2. In altre pubblicazioni il peptide Aβ è in grado di attivare alcuni enzimi in grado di indurre l’apoptosi delle cellule, cioè la morte programmata cellulare.
  • 3. Il peptide Aβ sarebbe in grado di indurre il rilascio di alcune proteine chiamate citochine, che a sua volta in grado di attivare una risposta infiammatoria incontrollata che può essere causa di neurodegenerazione
  • 4. Il peptide Aβ sembrerebbe in grado di indurre la formazione di radicali liberi, quali per esempio il perossido di idrogeno (acqua ossigenata), in grado di alaterare e distruggere diverse strutture cellulari. IL meccanismo di produzione di questi radicali liberi è attualmente sotto investigazione.

[1] John R. Hodges, Alzheimer’s centennial legacy: origins, landmarksand the current status of knowledge concerning cognitive aspects, Brain (2006), 129, 2811-2822

[2] Cleusa P Ferri, Martin Prince, Carol Brayne, Henry Brodaty, Laura Fratiglioni, Mary Ganguli, Kathleen Hall, Kazuo Hasegawa, Hugh Hendrie, Yueqin Huang, Anthony Jorm, Colin Mathers, Paulo R Menezes, Elizabeth Rimmer, Marcia Scazufca, Global prevalence of dementia: a Delphi consensus study, The Lancet ( 2005), 366, 2112-17

Riccardo Beretta

About Riccardo Beretta

Laureato presso l’università di Milano Bicocca in biotecnologie industriali nell’ottobre del 2007. Fino al 2013 ricercatore in azienda biotech nel campo della proteomica differenziale con spettrometria di massa, nei settori alimentare, veterinario e farmaceutico. Attualmentre responsabile della R&D in un'azienda biotech altamente innvovativa, nel settore della produzione di biogas e recupero-nutrienti. Scarica il Curriculum

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