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	<title>Biotecnologie per tutti</title>
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	<description>La biotecnologia alla portata di tutti</description>
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		<title>ALBERI OGM (GM TREE)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 07:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Agro-Alimentari]]></category>
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		<description><![CDATA[di Riccardo Beretta
Sicuramente la maggior parte della gente ha sentito parlare di mais, soia o pomodori geneticamente modificati ma probabilmente quasi nessuno sa dell’esistenza di veri e propri alberi geneticamente modificati. In questo articolo faremo alcuni esempi e citeremo alcune ricerche fatte a riguardo.
Un esempio è il pioppo (Populus sp.) geneticamente modificato per avere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/lignina2.bmp"></a>di Riccardo Beretta</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Sicuramente la maggior parte della gente ha sentito parlare di mais, soia o pomodori geneticamente modificati ma probabilmente quasi nessuno sa dell’esistenza di veri e propri alberi geneticamente modificati. In questo articolo faremo alcuni esempi e citeremo alcune ricerche fatte a riguardo.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Un esempio è il pioppo <em>(<strong>Populus sp</strong>.)</em> geneticamente modificato per avere una minore quantità di lignina. </p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/pioppo.JPG"><img class="size-full wp-image-973    aligncenter" title="pioppo" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/pioppo.JPG" alt="pioppo" width="323" height="306" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> La lignina è un polimero composto da molecole fenoliche a ha lo scopo di rinforzare le fibre di cellulosa determinandone la rigidità, forza e resistenza della pianta. Nel processo di produzione della carta, la lignina deve essere rimossa con agenti chimici inquinanti e una grande quantità di energia. Di conseguenza una pianta con minore quantità di lignina (minore non assente!!) avrebbe un impatto ambientale positivo e farebbe risparmiare una grossa quantità di denaro. In generale piante con una quantità di lignina minore, se usate per il foraggio animale, garantirebbero un foraggio maggiormente nutritivo dato che la lignina non viene metabolizzata dagli animali.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/lignina.bmp"></a> <a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/lignina2.bmp"><img class="aligncenter" title="lignina2" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/08/lignina2.bmp" alt="lignina2" width="306" height="409" /></a></p>
<p align="center"> Struttura della lignina</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">La sperimentazione a riguardo è già ad uno stadio avanzato, dato che sono stati  eseguiti dei trial (esperimenti) in campo, prima in UK e poi in Francia. Nei trias in UK sono stati monitorati i <strong>livelli di azoto, carbonio, biomassa microbica del suolo</strong> e studiati i danni alle piante di insetti, uccelli, funghi e confrontati con un uguale esperimento eseguito su alberi non modificati geneticamente. Nessuna differenza è stata trovata in questo trial tra pioppi geneticamente modificate e “naturali” (Pilate, G. <em>et al</em>. <em>Nat. Biotechnol</em>. 20, 607–612  <strong>2002 </strong>e<strong> </strong>Halpin, C. <em>et al</em>. <em>Tree Genet. Genomes </em>3, 101–110 <strong>2007</strong> ).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Esperimenti similari sono stati eseguiti anche su <strong><em>Pinus radiata </em></strong>in Nuova zelanda. In questo caso i pini erano modificati geneticamente su un gene responsabile dello sviluppo della pianta ed è stato monitorato per 2 anni l’impatto della modifica genetica sugli gli invertebrati e sulla flora microbica del suolo; nessuna differenza è stata notata (Schnitzler, F.R. et al. <em>Environ. </em>Entomol. <strong>in the press</strong> ).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Una delle principali obiezioni è che le piante con meno lignina verrebbero degradate più velocemente dalla flora microbica, uno studio durato 18 mesi ha dimostrato che le differenze tra albero – albero con la stessa patrimonio genetico sono maggiori rispetto alle differenze riscontrate tra pianta normale e pianta modificata con meno lignina (Li, J. <em>et al</em>. <em>West. J. Appl. For</em>. 23, 89–93 <strong>2008</strong> ).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Un&#8217;altra obiezione molto frequente è la possibilità che la modifica genetica passi anche a piante “naturali” riducendo la biodiversità. Per il pioppo esistono delle modifiche genetiche che rendono il “maschio” sterile. Uno studio di<em> Brunner A. et all</em> ha monitorato la produzione di polline su maschi sterili e ha dimostrato che il carattere di sterilità rimane stabile per moltissimi anni (Brunner, A. <em>et al</em>. <em>Tree Genet. Genomes </em>3, 75–100 <strong>2007</strong>).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>Citazioni</strong>:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>The 20-year environmental safety record of GM trees, <em>Nature Biotechnology</em> Vol 28, Pages 656–658 Year published 2010</strong></p>
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		<title>La morfina: primi risultati per combattere la crescita di alcuni tumori</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 13:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
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		<category><![CDATA[inibizione crescita tumore]]></category>
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		<description><![CDATA[di Eliabetta Fumagalli
La morfina (figura accanto) è un alcaoide (la struttura chimica possiede un atomo di azoto), è un farmaco analgesico utilizzato per la terapia del dolore acuto e cronico. Oltre alle proporeitaà analgesiche, possiede proprietà narcotico-stupefaceni  ea causa di ciò è sottoposto a leggi sugli stupefacenti: la dipendenza viene caudolore acuto sata dopo circa una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Eliabetta Fumagalli</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/200px-Morphine-2D-skeletal1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-963" title="200px-Morphine-2D-skeletal" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/200px-Morphine-2D-skeletal1.png" alt="200px-Morphine-2D-skeletal" width="200" height="193" /></a>La morfina (figura accanto) è un alcaoide (la struttura chimica possiede un atomo di azoto), è un farmaco analgesico utilizzato per la terapia del dolore acuto e cronico. Oltre alle proporeitaà analgesiche, possiede proprietà narcotico-stupefaceni  ea causa di ciò è sottoposto a leggi sugli stupefacenti: la dipendenza viene caudolore acuto sata dopo circa una o due settimane di uso.  Ma ricercatori University of Minnesota Medical School di Minneapolis hanno intrapreso degli studi  sugli analimali , i quali hanno evidenziato l&#8217;inbizione della crescita di tumori trattando topi con morfina.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin d&#8217;ora la morfina era considerata solo un farmaco analgesico-narcotico e l&#8217;influenza sull&#8217;angiogenesi (sviluppo di vasi sanguigni) era rimasto ancora controverso.  Gli studiosi hanno somministrato per un certo periodo di tempo concentrazioni di Morfina a topi affetti da carcinoma del polmone. I risultati hanno evidenziato un minor sviluppo di angiogenesi. Il tumore per potersi sviluppare necessita di un quantitativo di vasi sangugni che gli permettono di &#8220;crescere&#8221;. L&#8217;inibizione dell&#8217;angiogenesi attorno a tumori solidi impedisce la &#8220;crescita&#8221; del tumore stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi risultati ottenuti da questo studio potrebbero dare una svolta alle terapie contro alcuni tipi di tumori. Ovviamente sono necessari le fasi di studio clinico per determinare se nell&#8217;uomo tale scoperta è applicabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ajp.amjpathol.org/cgi/content/abstract/ajpath.2010.090621v1" target="_blank">The American Journal of Patology</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Enzimi e alimenti: che connubio!</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 19:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Agro-Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[additivi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sara Cheroni
I processi di fermentazione sono stati sfruttati dall’uomo fin dalla preistoria. Una delle prime testimonianze scritte dell’impiego di enzimi è rappresentata dai poemi epici di Omero, risalenti all’800 aC, in cui è menzionato l’uso di enzimi per la produzione di formaggio.
Nel campo alimentare è sempre maggiore la richiesta di metodi meno invasivi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sara Cheroni</p>
<p style="text-align: justify;">I processi di fermentazione sono stati sfruttati dall’uomo fin dalla preistoria. Una delle prime testimonianze scritte dell’impiego di enzimi è rappresentata dai poemi epici di Omero, risalenti all’800 aC, in cui è menzionato l’uso di enzimi per la produzione di formaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo alimentare è sempre maggiore la richiesta di metodi meno invasivi per modificare i prodotti, al fine di ridurre l’impiego di additivi chimici. Le modifiche chimiche richiedono infatti condizioni di reazione drastiche e possono generare problemi di non specificità e di presenza di sottoprodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai giorni nostri gli enzimi sono ampiamente impiegati e i loro vantaggi riguardano principalmente: abilità di funzionare in condizioni blande (pH neutro, bassa temperatura), elevata specificità di substrato, elevata efficienza di reazione, elevata velocità di reazione, minore impatto ambientale, riduzione di sottoprodotti di reazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Enzimi differenti sono in grado di catalizzare diverse reazioni, ad esempio:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>amilasi (degradazione dell’amido)</li>
<li>lipasi (degradazione dei lipidi)</li>
<li>proteasi (degradazione delle proteine)</li>
<li>pectinasi (degradazione della pectina, polisaccaride presente nella frutta)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’impiego degli enzimi nel settore alimentare è regolato da leggi specifiche. Nell’Unione Europea l’AMFEP (Association of Manufacturers and Formulators of Enzyme Products) garantisce che gli enzimi impiegati in campo alimentare siano ottenuti da microrganismi non patogeni (patogeno = possibile fonte di malattia) e non tossicogeni (tossicogeno = produce sostanze pericolose, ad esempio tossine).</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte degli enzimi alimentari vengono impiegati nel processo di produzione ma non sono presenti nel prodotto finito e in questo caso non devono essere dichiarati in etichetta. Quando invece gli enzimi vengono utilizzati come veri e propri additivi, e quindi risultano presenti nel prodotto finito, devono essere obbligatoriamente dichiarati in etichetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo alcuni esempi di settori dell’industria alimentare in cui vengono utilizzati gli enzimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dolcificanti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/dolcificanti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-955" title="dolcificanti" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/dolcificanti.jpg" alt="dolcificanti" width="207" height="200" /></a>Una grande svolta nell’impiego di enzimi nell’industria alimentare è avvenuta negli anni ’60 con l’introduzione di amilasi per scindere l’amido in unità di glucosio. L’industria dell’amido ha iniziato molto presto ad impiegare enzimi poichè speciali tipi di dolcificanti (principalmente sciroppi di glucosio e fruttosio) non potevano essere ottenuti con le tradizionali reazioni chimiche, per cui sono stati sviluppati dei processi completamente enzimatici. L’impiego dell’amilasi riduce i costi di produzione e permette di condurre una reazione con un’alta resa e di ottenere prodotti altamente puri e facilmente cristallizzabili. Sciroppi e amido modificato trovano impiego in una vasta gamma di prodotti alimentari quali bevande, dolci, prodotti da forno, gelati, salse, alimenti per neonati, conserve di frutta, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Pane e prodotti da forno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/pane.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-956" title="pane" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/pane.jpg" alt="pane" width="115" height="108" /></a>L’impiego di enzimi in questo settore permette di ridurre l’utilizzo di additivi chimici e garantisce pane di alta qualità con una lievitazione unifome e in grado di mantenere la freschezza più a lungo. L’impasto di pane, focacce e prodotti analoghi è composto principalmente da farina, lievito e sale. La farina a sua volta contiene glutine, amido, altri polisaccaridi, lipidi e sali minerali. Quando la pasta è pronta, il lievito inizia la sua azione sugli zuccheri trasformandoli in alcol e anidride carbonica (quest’ultima provoca l’aumento di volume della pasta). Il componente principale della farina di grano è l’amido e per questo è possibile impiegare un’amilasi che scinde l’amido in molecole più piccole, favorendo l’azione del lievito. Il glutine è composto da un insieme di proteine che costituisce una rete durante la formazione dell’impasto; questa rete trattiene l’anidride carbonica durante la cottura ed è perciò molto importante per la buona lievitazione del pane. Enzimi come emicellulasi, xilanasi, lipasi ed ossidasi possono migliorare la resistenza della rete di glutine e quindi permettono di ottenere un pane di alta qualità.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Latte e formaggio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/formaggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-957" title="formaggio" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/07/formaggio.jpg" alt="formaggio" width="111" height="118" /></a>L’applicazione degli enzimi nella trasformazione del latte ha una lunga tradizione. Già in tempi antichi il caglio di vitello veniva utilizzato per la produzione del formaggio. Il caglio contiene un insieme di proteasi in grado di scindere la caseina, proteina presente nel latte, e causare la coagulazione. In passato il caglio veniva estratto dalla mucosa gastrica di vitelli o agnelli; al giorno d’oggi lo si ottiene per fermentazione impiegando microrganismi geneticamente modificati nei quali è stato inserito il gene di vitello che determina la produzione di caglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri usi molto diffusi degli enzimi nel settore lattiero-caseario riguardano:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>produzione di latte per bambini: le proteasi sono utilizzate da più di 50 anni nella produzione di latte vaccino per neonati poichè agiscono scindendo le proteine presenti nel latte e quindi evitano reazioni allergiche e di sensibilizzazione e inoltre rendono il latte facilmente digeribile.</li>
<li>produzione di latte ad alta digeribilità, privo di lattosio: viene impiegata la beta galattosidasi che idrolizza il lattosio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Succhi di frutta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le pectinasi vengono impiegate da più di 60 anni nella produzione dei succhi di frutta e giocano un ruolo fondamentale in questo settore. La loro funzione è quella di scindere la pectina, un polisaccaride presente nella frutta. (polisaccaride = polimero il cui monomero è uno zucchero). Le pectinasi sono un requisito fondamentale per ottenere succhi di frutta limpidi e stabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli enzimi trovano anche altre applicazioni legate alla lavorazione della frutta: il cosidetto “peeling enzimatico” degli agrumi ha sostituito l’impiego di soda caustica nella produzione di frutta fresca sbucciata e insalate.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Altre applicazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai settori citati, gli enzimi trovano impiego in molti altri processi produttivi dell’industria alimentare, quali ad esempo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>produzione della birra: l’aggiunta di amilasi alla miscela di malto d’orzo e acqua favorisce la fermentazione</li>
<li>produzione del vino: le preparazioni enzimatiche, introdotte a partire dagli anni ’70, vengono impiegate in diverse fasi quali la macerazione (favoriscono il rilascio dell’aroma e del colore), la chiarificazione e l’invecchiamento</li>
<li>estrazione dell’olio dai semi di colza, cocco, girasole, ecc.</li>
<li>produzione di idrolizzati di proteine: produzione di latte di soia, recupero della gelatina animale, produzione di estratti di carne, ecc.</li>
<li style="text-align: justify;">modificazione dei lipidi per la produzione di nuovi prodotti o per migliorare la qualità di quelli esistenti</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Enzymes at work</p>
<p style="text-align: justify;">Novozymes</p>
<p style="text-align: justify;">3rd edition 2008</p>
<p style="text-align: justify;">Final editing: Ture Damhus, Svend Kaasgaard, Henrik Lundquist, and Hans Sejr Olsen, all of Novozymes A/S.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.novozymes.com/">www.novozymes.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per le immagini:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ricetteecooking.com">www.ricetteecooking.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.fotosearch.it">www.fotosearch.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Cellule Staminali Tumorali</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 07:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[autorinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[Cellule staminali]]></category>
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		<category><![CDATA[leucemia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Riccardo Beretta
Come già visto in  precedenti articoli le cellule staminali sono cellule presenti nell’organismo in grado di autorinnovarsi, mantenendosi attive e vitali per tutta la vita e in grado di differenziare in cellule mature. Grazie alle loro abilità differenziativa hanno avuto diverse applicazioni nella cura di malattie ma presentano alcune caratteristiche che le fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/05/cellule-staminali-tumorali1.bmp"></a>di Riccardo Beretta</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Come già visto in  precedenti articoli le cellule staminali sono cellule presenti nell’organismo in grado di autorinnovarsi, mantenendosi attive e vitali per tutta la vita e in grado di differenziare in cellule mature. Grazie alle loro abilità differenziativa hanno avuto diverse applicazioni nella cura di malattie ma presentano alcune caratteristiche che le fanno assomigliare a delle cellule tumorali.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img title="cellule staminali tumorali" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/05/cellule-staminali-tumorali1.bmp" alt="cellule staminali tumorali" width="460" height="315" /></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">La principale caratteristica in comune è il meccanismo di <strong>autorinnovamento </strong>cioè quella caratteristica che permette alle cellule staminali di rinnovarsi e mantenersi attive per tutta la durata della vita. Questo meccanismo è finemente regolato nel nostro organismo, una mutazione sui sistemi di regolazione dell’autorinnovamento cellulare potrebbe causare la moltiplicazione indefinita delle cellule, caratteristica delle cellule tumorali.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Si è quindi ipotizzato che le cellule staminali possono trasformarsi in <strong>Cellule Staminali tumorali, </strong>rare cellule presenti nella massa tumorale in grado di<strong> </strong> “guidare” la formazione e la crescita del  tumore. Questo significa che tra le cellule tumorali esiste solo un piccola frazione di cellule in grado di “estensiva moltiplicazione”  che poi attraverso moltiplicazione origina il resto delle cellule.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Le prime dimostrazioni di questo concetto sono state documentate per la leucemia e il mieloma multiplo. In questi casi quando le cellule di mieloma multiplo di topo venivano separate dalle restanti cellule ematopoietiche e fatte crescere <em>in vitro e in vivo</em> solo un minima parte di esse era in grado di crescere e propagare la malattia. Se invece da queste cellule si isolava/arricchiva di una particolare variante cellulare del tumore, queste cellule erano in grado di moltiplicarsi <em>in vivo e in vitro</em> partendo da una quantità minima.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Questa scoperta se dovesse essere confermata su differenti tumori, potrebbe aprire uno spazio a differenti cure tumorali. Attualmente le cure in commercio colpiscono la totalità delle cellule tumorali, oltre ad un a una buona parte di cellule sane, un potenziale farmaco in grado di colpire selettivamente le cellule staminali tumorali porterebbe ad un grosso progresso nella cura dei tumori.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Figure:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/12/29/medicina-rigenerativa-staminali-tuttofare/">http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/12/29/medicina-rigenerativa-staminali-tuttofare/</a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Bibliografia :</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> Reya et.all, Stem Cells, Cancer, and cancer stem cells, <strong>Nature, </strong>Vol 414 (2001), pag 105-111</p>
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		<title>AMFLORA LA PATATA “A LA CART”</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 08:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Agro-Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[AMFLORA]]></category>
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		<category><![CDATA[produzione di carta]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Alessandro Nava
Il 10 marzo 2010, dopo dodici anni di moratoria, viene approvata la prima coltura OGM anche in Europa.
Amflora, la “super-patata” della multinazionale BASF, ottiene il via libera per la coltivazione in Europa e subito il dibattito politico-scientifico spacca in due l’opinione pubblica tra i favorevoli, che vedono nelle biotecnologie agrarie la nuova frontiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandro Nava</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Il 10 marzo 2010, dopo dodici anni di moratoria, viene approvata la prima coltura OGM anche in Europa.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Amflora, la “super-patata” della multinazionale BASF, ottiene il via libera per la coltivazione in Europa e subito il dibattito politico-scientifico spacca in due l’opinione pubblica tra i favorevoli, che vedono nelle biotecnologie agrarie la nuova frontiera dell’agricoltura e i contrari che temono l’incontrollabile dominio delle multinazionali e la perdita della biodiversità delle specie vegetali.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Ma cos’è Amflora? Perché questa nuova varietà di tubero è tanto temuta/amata?</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Amflora, varietà di patata prodotta dal colosso chimico tedesco BASF, è un vegetale geneticamente modificato nel cui corredo cromosomico sono stati introdotti dei geni che fanno si che ci sia una maggiore produzione di <strong>amilosio</strong> a discapito delle <strong>amilopectine</strong>.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Entrambi questi componenti, responsabili della formazione dell’amido, sono degli zuccheri complessi formati dalla ripetizione di centinaia di molecole di <strong>glucosio</strong> legate tra loro. La differenza sostanziale tra le due macromolecole è dovuta al fatto che l’amilosio è una ripetizione di molecole lineare, mentre le amilopectine sono formate dalle stesse molecole ma disposte nello spazio in modo ramificato.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> <a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/04/Amylopectin_structure.gif"></a>Struttura “a grappolo” di amilopectine  </p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/04/Amylopectin_structure.gif"><img title="Amylopectin_structure" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/04/Amylopectin_structure.gif" alt="Amylopectin_structure" width="276" height="183" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Struttura lineare di amilosio</p>
<p><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/04/800px-Amylose.svg.png"><img title="800px-Amylose.svg" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/04/800px-Amylose.svg.png" alt="800px-Amylose.svg" width="449" height="194" /></a><strong></strong></p>
<p><strong>Il diverso rapporto tra amilosio e amilopetcina</strong> incide in maniera significativa sulle proprietà chimico-fisiche dell’amido, che può essere utilizzato più efficacemente per la <strong>produzione di carta</strong>.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">La “super-patata” non finisce nelle tavole di nessun cittadino della comunità europea perché essa non è stata concepita per uso alimentare, bensì per l’utilizzo industriale.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> E’ pur vero che è stato previsto il riutilizzo degli scarti della lavorazione come sottoprodotto zootecnico per l’alimentazione animale, tuttavia questo non deve impensierire il consumatore per due motivi:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> 1) Il DNA della patata non si può integrare con quello degli animali dato che durante la digestione viene tutto completamente degradato e trasformato in molecole semplici.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">2) Ancora più improbabile, per non dire impossibile, è il successivo trasferimento di DNA dal animale alimentato da OGM all’ uomo a seguito di ingestione di carne.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> Come sostiene Luca Colombo, agronomo e ricercatore della Fondazione Diritti genetici (presieduta da Mario Capanna e contraria al biotech), “da un punto di vista scientifico non ci sono prove che il dna transgenico della soia venga trasferito nei prodotti alimentari ricavati dal bestiame”<strong>[1]</strong>. Per fare un esempio: molti allevamenti di suini da cui si ottiene il Prosciutto di Parma Dop usano una quota di mangimi Ogm, <strong>questo non vuol dire che anche quei salumi siano geneticamente modificati.</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">In aggiunta a questo già adesso il <strong>25% del mangime</strong> che tiene in piedi gli allevamenti italiani proviene dalle coltivazioni di soia Ogm di Stati Uniti, Argentina e Brasile (l’Italia è deficitaria di circa il 50% del fabbisogno nazionale). Paolo De Castro &#8211; presidente della Commissione Agricoltura dell&#8217; Europarlamento &#8211; dice: “Già oggi il 90 per cento della soia importata ed utilizzata in Europa è geneticamente modificata e da essa dipende gran parte della produzione europea di latte e di carne animale” <strong>[2]</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Quindi, almeno dal punto di vista alimentare, rischi legati alla diffusione della patata OGM non sussistono.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Restano da valutare i rischi legati al trasferimento genico tra patata Amflora e patata non OGM, rischi che con una corretta gestione agricola delle coltivazioni transgeniche (distanza di sicurezza, parziale coltivazione di piante non-OGM per diminuire la pressione selettiva, rotazione delle varietà) rimangono comunque limitati se non inesistenti alla luce di 20 anni di coltivazioni OGM nel mondo. Sicuramente però, nel bilancio complessivo della valutazione, bisognerà tenere conto dei rischi ambientali legati alla deforestazione delle foreste pluviali per la produzione di carta, rischi purtroppo già oggi molto reali e scarsamente considerati.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> <strong>[1]</strong> “<strong>Gli Ogm che sono già tra noi</strong>” di Giuseppe Sarcina, Corriere.it del 4 marzo 2010)</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>[2]</strong> “<strong>L&#8217; Europa autorizza gli Ogm Via libera alla super-patata” </strong>di Offeddu Luigi, corrire.it del 3 marzo 2010).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Figure:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amilosio">http://it.wikipedia.org/wiki/Amilosio</a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amilopectina">http://it.wikipedia.org/wiki/Amilopectina</a></p>
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		<title>Lavoro e biotecnologie: &#8230;e le aziende rispondono</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 19:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Agro-Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[Biotecnologie Industriali]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elisabetta Fumagalli
L&#8217;inchiesta inerente il lavoro e le biotecnologie continua&#8230;

A tal proposito abbiamo  fatto quattro chiacchere con una aziende di rilievo nel panorama scientifico nazionale, Dompè Farmaceutici  alla quale abbiamo rivolto alcune domande per capire come le aziende si approciano alla laurea in biotecnologie.
Quali sono le figure maggiormente ricercate in questo periodo?
In questo momento l&#8217;azienda si sta muovendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Elisabetta Fumagalli</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta inerente il lavoro e le biotecnologie continua&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-920 aligncenter" title="lavoro 2" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/03/lavoro-21.jpg" alt="lavoro 2" width="197" height="151" /></p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito abbiamo  fatto quattro chiacchere con una aziende di rilievo nel panorama scientifico nazionale, Dompè Farmaceutici  alla quale abbiamo rivolto alcune domande per capire come le aziende si approciano alla laurea in biotecnologie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le figure maggiormente ricercate in questo periodo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo momento l&#8217;azienda si sta muovendo con assunzioni in diversi ruoli, sottolinea Milena Esposito appartenente al team della Direzione delle Risorse Umane, valutando professionalità senior quali ad es. Medical Manager e Responsabili di Qualità  ma anche profili senza esperienza per stage e contratti a termini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Come viene presa in considerazione la laurea in biotecnologie?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In Dompè la laurea in biotecnologie è valuata molto positivamente per diversi ruoli aziendali.I laureati in tale disciplina possono inserirsi al meglio come Ricercatore, Product manager, Scientific Trainer ed Informatore. Infatti, in azienda abbiamo diversi laureati in biotecnologie.</span></p>
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		<title>Lavoro e biotecnologie</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 11:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Agro-Alimentari]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elisabetta Fumagalli

Questo mese, cari lettori, abbiamo deciso di parlarvi di un argomento molto sentito in questo periodo  dato il particolare momento economico in cui ci troviamo. IL LAVORO.
Cercare lavoro nell’ambito delle biotecnologie è una impresa oppure è possibile riuscire a trovare un lavoro cosiddetto “sicuro”?
La Lombardia e in particolare Milano è considerato il polo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Elisabetta Fumagalli</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/03/lavoro-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-912" title="lavoro 2" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/03/lavoro-2.jpg" alt="lavoro 2" width="450" height="318" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo mese, cari lettori, abbiamo deciso di parlarvi di un argomento molto sentito in questo periodo  dato il particolare momento economico in cui ci troviamo. IL LAVORO.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercare lavoro nell’ambito delle biotecnologie è una impresa oppure è possibile riuscire a trovare un lavoro cosiddetto “sicuro”?</p>
<p style="text-align: justify;">La Lombardia e in particolare Milano è considerato il polo biotecnologico per eccellenza data la concentrazione di atenei con circa 50 corsi di laurea dedicati alla materia e un cluster di aziende di medie e piccole dimensioni che si occupa di biotecnologie. Questa concentrazione di mercato inerente le biotecnologie è favorita anche dalla presenza di parchi biotecnologici che “accompagnano” lo sviluppo di alcune piccole aziende fondate da ricercatori che provengono dall’università. Queste aziende sono identificate come Spin-off.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa area sono concentrate anche aziende multinazionali in cui una fetta del loro business viene impegnata nelle biotecnologie, area importante per lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi farmaci. Per questo il mondo del lavoro per i biotecnologi che si laureano negli atenei dovrebbe essere “semplice” e molto elastico. Purtroppo la laurea in biotecnologie a volte non viene considerata dalle aziende o meglio non ne conoscono i dettagli e contenuti. Nei colloqui molto spesso una domanda ricorrente è “mi spieghi in che cosa consiste la sua laurea” considerando che il corso di laurea in biotecnologie è presente ormai da ben 10 anni e che il settore è in forte crescita (il fatturato delle case biotech nel mondo nel 1989 era pari a 2.7 milione di dollari, nel 2007 il fatturato è stato pari a 84 milioni di dollari con previsione di crescita anche nel 2010). Questo è dovuto ad una scarsa comunicazione tra aziende e Università. L’università dovrebbe comunicare, collaborare insieme alle aziende per poter creare dei professionisti del settore. Alcune volte ci riesce e altre no. Il legame tra università e mondo delle aziende dovrebbe essere molto più forte per creare professionisti che possano esprimere al meglio la loro professionalità al di fuori dell’ambito accademico. Ma quali sono i mezzi per poter cercare lavoro in ambito scientifico?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella ricerca del lavoro anche nel ramo scientifico, internet la fa da padrone visto che la maggior parte delle aziende pubblica annunci sui motori di ricerca dedicati al lavoro. E non solo le multinazionali costruiscono dei database dedicati per poter accogliere i curricula dei candidati. Oltre a queste vie canoniche negli ultimi tempi ci sono i cosiddetti “social network” che permettono la creazione di una rete di persone che si conoscono e che attraverso questo sistema riescono anche a trovare un lavoro. Navigando si scopre che la maggior parte delle persone iscritte ai social network ad alto profilo lo fanno per cercare un altro impiego. </p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono gli strumenti per diventare un professionista del settore e i mezzi per cercarlo. Ma non Basta! Bisogna fare la differenza! Avere e dimostrare quelle caratteristiche personali che rendono unici nel proprio genere.  </p>
<p style="text-align: justify;">Sara, laureata in biotecnologie industriali indirizzo prodotti e processi ha fatto la differenza. Dopo un periodo di tesi presso il laboratorio di biotecnologie di una multinazionale chimica operante in vari settori è stata assunta a tempo indeterminato. </p>
<p style="text-align: justify;">Questo è uno degli esempi in cui i laureati in biotecnologie si collocano positivamente all’interno di aziende multinazionali chimiche e farmaceutiche con risultati più che soddisfacenti.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto invito tutti i laureati in biotecnologie  (e materie scientifiche) che volessero pubblicare la loro testimonianza a scrivere alla redazione <a href="mailto:info@biotecnologiepertutti.it">info@biotecnologiepertutti.it</a> oppure a lasciare un commento direttamente a questo articolo.</p>
<p>In bocca al lupo a tutti!!</p>
<p>Fonti:</p>
<p><a href="http://www.aboutpharma.it/" target="_blank">Aboutpharma</a></p>
<p><a href="http://www.biopolo.it/?q=node/6" target="_blank">Biopolo</a></p>
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		<title>Le Cellule staminali: Che cosa sono e a che cosa servono</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[Cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali ematopoietiche]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali mesenchimali]]></category>
		<category><![CDATA[midollo osseo]]></category>
		<category><![CDATA[MSC]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto adiposo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Riccardo Beretta
Quando si parla di cellule staminali poca gente conosce esattamente cosa sono e cosa servono al nostro organismo.
Una superficiale classificazione suddivide le cellule staminali in embrionali e adulte, le prime sono cellule che compongono l’embrione (la prima fase di sviluppo di un essere umano) e possono differenziare in tutte le cellule del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify">di Riccardo Beretta<a rel="attachment wp-att-821" href="http://www.biotecnologiepertutti.it/?attachment_id=821"></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Quando si parla di cellule staminali poca gente conosce esattamente cosa sono e cosa servono al nostro organismo.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Una superficiale classificazione suddivide le cellule staminali in <strong>embrionali</strong> e <strong>adulte</strong>, le prime sono cellule che compongono l’embrione (la prima fase di sviluppo di un essere umano) e possono differenziare in tutte le cellule del nostro organismo, in gergo vengo dette <strong>totipotenti</strong> e hanno dato vita a numerosi dilemmi etici.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine1.JPG"><img class="aligncenter" title="Immagine" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine1.JPG" alt="Immagine" width="330" height="221" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Invece le cellule staminali adulte vengono prodotte dal nostro corpo nell’arco della vita e  possono essere estratte con relativa “facilità” e senza problemi etici ma al contrario delle cellule staminali embrionali non posso differenziare in tutte le cellule del nostro corpo ma solo in alcune di esse.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Le cellule staminali adulte a loro volta possono essere suddivise in <strong>cellule staminali ematopoietiche (HSC)</strong> e <strong>cellule staminali mesenchimali (MSC)</strong>. Le prime sono cellule che risiedono prevalentemente nel midollo osseo ma si posso trovare anche nel circolo sanguigno, possono differenziare in eritrociti (globuli rossi), piastrine e cellule del sistema immunitario (globuli bianchi).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Le cellule staminali mesenchimali (MSC) invece posso differenziare in condrociti (<strong>cellule della cartilagine</strong>), in adipociti (cellule che compongono il <strong>tessuto grasso</strong>) e osteoblasti (cellule del <strong>tessuto osseo</strong>). Le MSC sono ritenute molto promettenti dagli scienziati, esistono diverse sperimentazioni a riguardo oltre ad applicazioni già collaudate (le applicazioni verranno trattate in un successivo articolo).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">La principale fonte di MSC è ancora il <strong>midollo osseo</strong>, le cellule vengono prelevate tramite un&#8217; agoaspirazione di midollo, successivamente per isolare solo le MSC il midollo viene centrifugato (secondo gradiente di Ficoll), le cellule nucleate vengono fatte moltiplicare in vitro e dopo 15 giorni vengono rimosse le cellule NON aderenti alla piastra di coltivazione, le cellule rimanenti sono MSC.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-819" title="Immagine 001" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-001.jpg" alt="Immagine 001" width="400" height="319" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">In alternativa le MSC possono essere anche estratte da <strong>sangue del cordone ombelicale</strong>,  <strong>dalla placenta</strong>, da <strong>sangue periferico</strong> e da il <strong>tessuto adiposo (tessuto grasso)</strong>, questa ultima fonte di MSC è considerata molto promettente dato che è possibile ottenere una grande quantità di cellule attraverso lipoaspirazione mantenendo lo stesso potenziale differenziativo delle MSC da midollo.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Ma che funzioni hanno le cellule staminali mesenchimali nel nostro organismo?</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Le funzioni principali sono tre:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">1)      Supportano l’ematopoiesi: in altri termini interagiscono con le cellule staminali ematopoietiche nel midollo (attraverso interazione cellule-cellule a secrezione di fattori di crescita) e favoriscono la loro differenziazione in cellule del circolo sanguinino (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine)</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">2)      Richiamo delle cellule staminali ematopoietiche circolanti nel midollo (homing)</p>
<p>3)      Effetto immunosoppressivo su linfociti T,B e NK (inibiscono la risposta del sistema immunitario dovuta ai linfociti)</p>
<p>Principali riferimenti bibliografici</p>
<p>Deans R.J.  Et al. Mesenchymal stem cells: biology and potential clinical uses 2000. <em>Experimenal hematology</em> 28: 875-844</p>
<p>Frank P. Barry, J. Mary Murphy, Mesenchymal stem cells: clinical applications and biological characterization, <em>The International Journal of Biochemistry &amp; Cell Biology, </em> 36 (2004) 568–584</p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
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		<title>L&#8217;influenza A H1N1: il punto della situazione!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 11:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elisabetta Fumagalli
Siamo arrivati nel 2010 e mi sembra doveroso fare il  punto della situazione rispetto alla influenza A H1N1 tanto discussa durante l’anno passato. Il bollettino del Ministero della Salute emesso in data 31 Dicembre 2009 annuncio  che dall’inizio della pandemia ad oggi ci sono stati  3.967.000 di malati. Si è visto che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Elisabetta Fumagalli</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivati nel 2010 e mi sembra doveroso fare il  punto della situazione rispetto alla influenza A H1N1 tanto discussa durante l’anno passato. Il bollettino del <a href="http://www.nuovainfluenza.ministerosalute.it/imgs/C_17_comunicati_2684_testo.rtf" target="_blank">Ministero della Salute</a> emesso in data 31 Dicembre 2009 annuncio  che dall’inizio della pandemia ad oggi ci sono stati  3.967.000 di malati. Si è visto che sono diminuiti gli accessi al pronto soccorso per curare l’influenza e sono leggermente aumentati i casi di ricoveri per sindrome respiratoria acuta , in tutte le fasce d’età. Uno dei dati molto importanti che riporta il Bollettino riguarda la percentuale di decessi per influenza suina nel nostro paese: è stata stimata una percentuale di 0.0048 di vittime rispetto al totale dei malati.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti il <a href="http://www.cdc.gov/h1n1flu/" target="_blank">Centre for Disease Control and Prevention</a> ha rilevato che il numero di stati in cui vi è la diffusione dell’influenza è diminuito  anche se le visite dai medici per sintomi tipici dell’influenza continuano ad aumentare sebbene i test per l’influenza A con esito positivo continuano a diminuire.</p>
<p style="text-align: justify;">I due panorami evidenziano come il virus dell’influenza A si stia piano pano stabilizzando, diminuendo la rapida diffusione rispetto ai primi attimi di vita del virus.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma facciamo un passo indietro! Qual è la storia dell’influenza?</p>
<p style="text-align: justify;">L’influenza è una malattia respiratoria contagiosa causata da un virus della famiglia degli Orthomyxoviridae. Il nome influenza deriva dall’antica credenza medica che fossero gli influssi astrologici sfavorevoli a determinare la malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il virus dell’influenza si trasmette generalmente attraverso il contatto con  le altre persone infette, si ritrova sia nella saliva sia nelle mucose delle vie respiratorie dei malati e può penetrare nell’organismo attraverso le mucose (bocca, occhi e naso). A causa della facilità con cui il virus viene trasmesso, vi è un’alta probabilità di contagio e le condizioni a ambientali quali freddo è umidità (mesi invernali) favoriscono la maggior sopravvivenza del virus. Di solito la frequenza di insorgenza di casi di influenza è di circa 10-20% della popolazione generale, pur essendo diversa da epidemia ad epidemia. I sistemi di sorveglianza hanno evidenziato che l’incidenza di casi di influenza è maggiore nella fascia di età compresa fra 0 e 14 anni. I soggetti più giovani infatti essendo poco provvisti di anticorpi protettivi nei confronti dei virus sono maggiormente colpiti. Comunque, i casi di morte per influenza si verificano generalmente tra adulti over 65 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">I virus influenzali possono infettare diverse specie animali, oltre all’uomo. A causa di ciò, nuovi sottotipi derivanti da ricombinazione genica fra virus influenzali dell’uomo e di altre specie possono generarsi e quindi essere dotati di potenziale epidemico o pandemico (<a href="http://www.biotecnologiepertutti.it/?p=578" target="_blank">vedi influenza A</a>). Per potenziale pandemico od epidemico di un virus si intende che: emerga un nuovo sottotipo virale nei confronti del quale la popolazione non abbia un adeguato patrimonio anticorpale per poter combatterlo; il nuovo virus sia in grado di replicarsi nell’uomo e di trasmettersi efficacemente da uomo ad uomo. Nel corso della storia ci sono state diversi episodi di pandemia influenzali (dal greco pan-demos “tutto il popolo”) probabilmente originate nelle prime città dove gli uomini erano ammassati a stretto contatto con gli animali: 1918 Spagnola, nel 1957 Asiatica , 1968 Hong Kong e 2009 Influenza A.  Quest’ultima pandemia generata inizialmente in Messico nel marzo del 2009 a breve si è estesa in circa 80 paesi del mondo. L’organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di dichiarare questa influenza la prima pandemia del secolo , non tanto per la gravità ma quanto per la difficoltà nel contenimento della malattia essendo facilmente trasmissibile da uomo ad uomo. Per le caratteristiche di novità, tale influenza colpisce maggiormente i  soggetti con meno di 50 anni in quanto non hanno una protezione anticorpale conferita dalle epidemie influenzali del passato. In merito alla virulenza il virus H1N1 non si discosta molto da suoi antenati che in prima analisi si manifesta in modo benigno causando i classici sintomi influenzali e solo in rari casi si può arrivare al decesso. Il dato statistico attuale stima nello 0.2% il rischio di morte per influenza A che è paragonabile a quello dell’influenza stagionale (ricordiamo che nel 2008 il Italia ci sono stati almeno 5000 decessi per cause respiratorie durante il periodo influenzale). Il dato rilevante di questa pandemia riguarda alcuni casi di decessi in soggetti non a rischio quali giovani sani. Inoltre sono colpite dalla pandemia un numero di persone due o tre volte superiore rispetto alla epidemia influenzale tradizionale. Attualmente i vari organi competenti della salute stanno monitorando il virus e sono stati sviluppati vaccini finalizzati non solo alla protezione ma anche per evitare che la circolazione del virus possa portare alla ricombinazione e generare un nuovo virus.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante tutto l’anno passato molti paese tra cui l’Italia, si sono procurati scorte di farmaci antivirali, per  poter curare i primi sintomi di influenza A quali l’Oseltamivir (nome commerciali Tamiflu) in compresse e Zanamivir (nome commerciale Relenza) da inalare.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questo breve punto della situazione si può concludere che la fase più pericolosa della malattia è stata superata e che grazie agli enti preposti alla sorveglianza dell’influenza A è possibile monitorare in continuo l’evolversi del virus.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti:</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Andreoni, Gian Carlo Mancini &#8220;AH1N1 La pandemia Influenzale&#8221; Aracne editrice, 2009</p>
<p style="text-align: justify;">Ministero della Salute</p>
<p style="text-align: justify;">Centre for Disease Control Of prevention (USA)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.who.int/csr/disease/swineflu/frequently_asked_questions/vaccine_preparedness/en/index.html" target="_blank">World Health Organization </a>(Organizzazione mondiale della Sanità)</p>
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		<title>Un vaccino contro il fumo forse nel 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 14:10:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biotecnologie Farmaceutiche]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elisabetta Fumagalli
Il fumo è una delle cause principali attribuite dalla comunità medica dell’insorgenza di tumori del tratto polmonare. Da una indagine condotta ogni anno dall’Istituto Superiore di Sanità, si evidenzia che con il passare degli anni i fumatori diminuiscono sempre più. Infatti, dal 2006 ad oggi vi è stato un leggero abbassamento della popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Elisabetta Fumagalli</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-786" href="http://www.biotecnologiepertutti.it/?attachment_id=786"><img class="alignright size-full wp-image-786" title="images" src="http://www.biotecnologiepertutti.it/wp-content/uploads/2009/12/images.jpg" alt="images" width="123" height="124" /></a>Il fumo è una delle cause principali attribuite dalla comunità medica dell’insorgenza di tumori del tratto polmonare. Da una indagine condotta ogni anno dall’Istituto Superiore di Sanità, si evidenzia che con il passare degli anni i fumatori diminuiscono sempre più. Infatti, dal 2006 ad oggi vi è stato un leggero abbassamento della popolazione fumatrice di circa 1.5 punti percentuali sia per le fumatrici che per i fumatori. Inoltre la fascia di età in cui si ha la maggior percentuale di persone fumatori è quella compresa fra i 25 e 44 anni. Possiamo determinare questa leggera diminuzione sia a campagne di sensibilizzazione contro il fumo e l’insorgenza di tumore legati ad esso sia anche all’introduzione della legge antifumo nei locali pubblici attuata dal 10 gennaio 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto ciò non basta. La percentuale di fumatori di sigarette nel corso degli anni aumenta maggiormente nella popolazione giovanile, compresa fra  15e 24 anni. Nel 2012 potrebbe entrare in commercio un vaccino antifumo, NicVax prodotto dal colosso farmaceutico GlaxoSmithKline leader nella produzione di vaccini. Questo farmaco per la disassuefazione del fumo di sigaretta è attualmente studiato in 2 studi clinici di fase III che coinvolgono rispettivamente 1000 e 600 pazienti di età compresa fra i 18 e 65 anni, fumatori di almeno 10 sigarette.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Farmaco potrebbe risolvere il problema collegato al fumo?</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti:</p>
<p style="text-align: justify;">Aboutpharma</p>
<p style="text-align: justify;">Isituto superiore della sanità, Osservatorio OSSFAD Fumo   alcool</p>
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